INTERVISTA

Intervista a Maria Pia Jacoboni Neri a cura di Rossana Dalmonte

R.D. Un’intervista a Maria Pia Jacoboni Neri, insegnante di clavicembalo, fondatrice, animatrice dell’As­sociazione Clavicembalistica Bolognese, presidente, non può che iniziare da una domanda: come nacque l’ACB, chi furono i promotori dell’iniziativa, chi la appoggiò fin dall’inizio?

M.P.J.N. Avevamo appena ottenuto il diploma di clavicembalo Maria Letizia Pascoli ed io sotto la guida di Paola Bernardi quando, nel 1973, insegnando Educazione Musicale alla Scuola Media dell’Osservanza, avevo notato che in quel convento esisteva un refettorio quattrocentesco molto bello e con acustica perfetta. Ne parlai alla Pascoli, alla quale venne l’idea di fondare un’associazione che si occupasse in modo mirato del repertorio cembalistico, sfruttando anche il luogo che aveva attirato la mia attenzione. I Padri del Convento, sempre pronti a tutto ciò che allarga gli orizzonti culturali, accettarono l’idea. I nostri mariti Gianluigi Degli Esposti e Carlo Jacoboni si mostrarono subito entusiasti del progetto e ci appoggiarono aiutandoci alla sua realizzazione. Naturalmente Paola Bernardi fu subito coinvolta come Presidente, mio marito si rese utile come segretario, carica che nel 1983 fu assunta da M.L. Pascoli e, successivamente, da me fino al 1999. In quell’anno mancò Paola Bernardi e io fui eletta Presidente. Paola Bernardi fu l’anima dell’ACB mostrando quell’energia e quell’entusiasmo sempre trasmesso in ogni circostanza, anche durante gli anni di Conservatorio. In seguito infatti ebbe una parte importantissima nel fornire nuove idee e utili suggerimenti per iniziative non origina­riamente previste.

Il primo concerto fu tenuto il 25 settembre 1973. La Bernardi inaugurò il primo ciclo nella Chiesa dell’Osservanza con ‘I Solisti di Roma’ in una serata così piovosa e grigia da farci temere una scarsa presenza di pubblico. La chiesa invece si riempì e il successo fu grandissimo. Pensando oggi a quell’epoca possiamo forse dire che l’iniziativa dell’ACB colse il momento giusto: grande interesse nel pubblico e negli esecutori, grande attenzione della stampa. Da quel momento fino agli anni ’90 organizzammo concerti in 2 stagioni annuali: in primavera e in autunno. Fortunatamente l’allora Ministero del Turismo e Spettacolo appoggiò la nostra iniziativa concedendoci una sovvenzione che ci permise di mettere in atto, sia pure con qualche sforzo economico, i nostri progetti.

 

“Si può dire, dunque, che i primi sostenitori dell’ACB furono i Padri dell’Os­servanza e il pubblico. Tale sostegno si mantenne negli anni?”

Certo. L’Osservanza risponde tuttora alle proposte dell’ACB e siamo nel 2008. Oltre ad offrire ospitalità fin dai nostri primi cicli di concerti, Padre Gianaroli ha mostrato in tutti questi anni un grande apprezzamento dell’attività dell’ACB inserendola nel circuito dei Convegni che egli organizza ogni anno e i cui temi sono di carattere sociale, etico, artistico, religioso. In essi non manca mai la musica.

 

“Su quale strumento proponevate i vostri programmi?”

I primi anni ‘70, usavamo un cembalo che oggi definiamo ‘industriale’, ma che a quel tempo era tutto quello che si trovava in commercio o nelle case, per non parlare dei conservatori e dei teatri. Fu poi il pubblico stesso ad incoraggiarci ad acquistare un “cembalo copia”, ossia costruito artigianalmente prendendo a modello uno strumento originale. Nel frattempo affittavamo dai cembalari, anche italiani, quei pochi strumenti copia che incominciavano a circolare. I cembalari italiani progredirono rapidamente e ben

presto offrimmo ai nostri interpreti invitati al refettorio dell’Osservanza uno strumento che il tempo ormai maturo ci richiedeva.

In occasione della venuta di Gustav Leonhardt chiedemmo Luigi Ferdinando Tagliavini il suo cembalo copia costruito da Rainer Schütze, che l’interprete suonò con grande soddisfazione. Mi piace qui ricordare un episodio avvenuto in un colloquio con Leonhardt in occasione di questo concerto. Quando gli chiedemmo quale strumento ci consigliasse di acquistare, lui rispose: ‘Un cembalo italiano per la musica italiana, uno strumento francese per la musica francese, uno strumento fiammingo per la musica fiamminga’. Forse quasi sorridemmo per la risposta, ma capimmo quanta ragione aveva quando, essendoci perfezionate nei vari repertori, ci rendemmo conto che aveva detto una grande verità. In realtà, quando il Ministero ci diede la possibilità di fare un acquisto del genere ordinammo un cembalo da Michael Johnson costruito nel 1987 che è tuttora in perfette condizioni e si trova presso la sede dell’ACB. Come associazione possediamo soltanto questo strumento che è di stile franco-fiammingo. All’occorrenza però metto volentieri a disposizione una copia di strumento italiano di mia proprietà. In occasioni particolari troviamo altre persone che generosamente collaborano con il proprio strumento, come già fece Maria Letizia Pascoli nei primi tempi con il cembalo Wittmayer, allora in suo possesso.

 

“Quali erano gli obiettivi che l’ACB si proponeva? Intendeva soprattutto allargare il repertorio che normalmente veniva offerto nelle altre “stagioni” della città ponendo in primo piano le opere barocche, o intendeva sostenere una delle “scuole” di prassi esecutiva che cominciavano ad apparire specialmente in Olanda?”

Rispondo partendo da tempi precedenti la nascita dell’Associazione: i corsi triennali di clavicembalo nei Conservatori italiani avevano già un repertorio poco esplorato dal pubblico. Frescobaldi, Bach, Scarlatti (solo per citare gli autori più eseguiti) erano compositori suonati dai pianisti e dagli organisti. Per questi autori e per altri significava da parte nostra offrire al pubblico quello che in qualche modo conosceva già, ma dando loro la possibilità, nuova per molti, di sentire quegli autori al cembalo laddove l’uso del pianoforte era più comune. In seguito, sia gli interpreti italiani sia quelli olandesi e quelli d’oltralpe in generale, hanno allargato il repertorio, tanto che si leggono sui nostri programmi di concerto nomi di compositori meno noti o addirittura sconosciuti al pubblico di allora. Infatti, come recita il nostro statuto, “particolare scopo dell’Asso­ciazione è tutto quanto può contribuire alla salvaguardia e alla diffusione della cultura clavicembalistica”.

L’origine della scuola italiana di clavicembalo sta nell’insegnamento di Ferruccio Vignanelli: da lui sono partiti quasi tutti gli insegnanti di clavicembalo italiani degli anni 70. Ognuno poi ha preso la sua strada. Io appartengo alla “seconda generazione” di questa scuola. In Italia Luigi Ferdinando Tagliavini ha dato a tutta la musica antica un impulso preziosissimo con il suo sapere, la sua grande competenza unita a grande umanità, coerenza e onestà intellettuale. Non possiamo dimenticare che gli Olandesi hanno diffusamente insegnato con i loro interpreti proprio nel campo che ci riguarda.

Per il cembalista è importantissima la fedeltà dell’esecuzione quando è unita alla lettura attenta della pagina musicale e alla relativa libertà che essa offre. In altri tempi l’esecutore era molto ligio a ciò che vedeva scritto. Questo poteva dare spesso come risultato una fermezza fuorviante proprio sul piano della verità musicale. Ora si tende a rendere più “umana” l’interpretazione, la qual cosa produce una grande differenza: ora si fanno le cose

con cognizione di causa, conoscendo il perché di questo o quel comportamento esecutivo. Il risultato è di maggior bellezza perché, mentre da una parte abbiamo cercato di capire cosa i

trattatisti ci raccomandavano, dall’altra ci siamo avvicinati alla loro realtà che è una realtà di esseri umani, di sentimenti umani, di atmosfere vissute da persone che vivevano una vita

che a ben guardare è sempre la nostra vita. Qui sta il progresso di quello che con parole ormai consumate chiamiamo ‘prassi esecutiva’: una verità cercata, capita, sofferta, conquistata e applicata. Sdrammatizziamo e diciamo che la verità in assoluto non esiste, ma se non tentiamo di raggiungerla è assai peggio.

La Germania ha dato materiale prezioso sull’informazione del periodo barocco fin dall’Ottocento. Ora è forse la letteratura musicologica in lingua inglese a fornirci materiale di studio. Pensiamo ad esempio alle importanti riviste americane e inglesi che riescono ad entrare nel vivo anche di specifici dettagli esecutivi (per dare alcuni esempi parliamo delle articolazioni, del microfraseggio, del legato, dello spiccato, dell’uso del punto di valore e del doppio punto, dell’inégalité alla francese, delle velocità ecc..) portandone le ragioni, le fonti, i confronti. Ma pensiamo anche alla storia della musica che, studiata più approfonditamente attraverso pubblicazioni anche italiane e ai vari studi di musicologi di ogni Paese, ci ha aiutato a capire meglio la società di quel tempo, l’uso che si faceva della musica, le occasioni in cui si suonava ecc… Anche tutto ciò è diventato un valido chiarimento a sussidio dell’esecuzione.

 

“I programmi dell’ACB erano rivolti ad una ristretta cerchia di amatori?”

La nostra musica ha sempre attirato un pubblico relativamente limitato e in un certo senso selezionato. Abbiamo cercato di raggiungere un pubblico più ampio collaborando con diverse università e con vari enti quali l’Istituto italo-olandese, con i conservatori di Parma, Bologna, Trieste, con le ‘Feste Musicali’, l’Istituto Liszt, la R. Accademia Filarmonica di Bologna, il Comune di Nonantola (Modena), ‘Il Saggiatore Musicale’, il Centro Studi Farinelli, e con molte altre istituzioni. Né abbiamo dimenticato i giovani delle Scuole suonando per le classi di bambini e di studenti; abbiamo offerto programmi pensati per loro ed eseguiti con gioia su un piccolo cembalino, che ci portavamo appresso insieme a flauti, violini e altri strumenti.

 

“Leggendo i programmi a distanza di tempo, si può dire che nella vostra pro­gram­mazione certi autori siano stati più frequentemente proposti e che sia stata data particolare attenzione alle loro opere meno note?”

I grandi autori li ho nominati. Molto presto l’offerta dei programmi di concerto si è via via raffinata. Gli interpreti stranieri a volte eseguivano autori poco o per niente contemplati nei nostri programmi. Per gli esecutori italiani diventò un punto d’orgoglio eseguire composizioni reperite nelle nostre biblioteche, anche da fonti manoscritte. Intanto le nostre classi di clavicembalo aumentavano di numero, forse anche per merito della promozione che l’ACB faceva nel nostro paese.

 

 “Nei vostri programmi è entrato anche il repertorio per altri strumenti?”

Parliamo sempre di cembalo, ma la musica barocca prevede anche l’impiego di tutto ciò che gli sta attorno: la voce, gli archi, il flauto, il liuto ecc… come abbiamo ascoltato in molte occasioni. Anche la danza rinascimentale e barocca è stata proposta dall’ACB con spettacoli veri e propri accompagnati da conferenze illustrative. Per tenere fede allo spirito del nostro statuto abbiamo organizzato Seminari su argomenti vari attinenti per esempio al basso continuo, all’uso del violino barocco, alla pratica vocale, alla danza ecc.. Nello stesso

tempo l’ACB si è sempre sforzata di coinvolgere gli allievi delle classi di conservatorio appena diplomati. Lo scopo era dare la possibilità di esibirsi nel ciclo chiamato Cembalistica Giovani iniziato nel 1980 che si è svolto per diversi anni. Molti ricordano tante belle esecuzioni fresche, vivaci, luminose di allievi che poi hanno intrapreso la

carriera di cembalisti creando gruppi strumentali o diventando ottimi solisti. Alcuni di loro sono insegnanti di ruolo nei conservatori italiani e nelle Accademie musicali straniere.

 

“La musica contemporanea è stata presente nei programmi dell’ACB?”

Certamente: negli anni ’70 abbiamo organizzato Incontri con gli autori durante i quali invitammo, fra gli altri, Camillo Togni e Aldo Clementi. Credo che, escludendo Mariolina De Robertis che teneva spesso concerti di musica contem­poranea per cem­balo, non siano molti coloro che presentavano in concerto questo tipo di repertorio. Per lei, oltre ai concerti, sono stati organizzati dall’A.C.B. anche seminari e conversazioni sul tema. Su questo argomento si è pensato di commissionare una composizione per clavicembalo ad un compositore italiano o straniero per pubblicarla nella nostra serie editoriale. Recentemente è avvenuto un incontro internazionale sulla musica contemporanea per clavicembalo, presenti la docente olandese di cembalo contem­poraneo al Conservatorio di Amsterdam Annelie De Man e la clavicembalista americana Elaine Funaro. Qualche giovane italiano sta seguendo questa strada con risposta di pubblico certamente incoraggiante.

 

“Oltre che all’attività concertistica l’ACB si è dedicata ad altri settori della vita musicale?”

Certo, si è occupata di altri importantissimi campi della vita musicale, fra i quali ricordo i Concorsi di Esecuzione Clavicembalistica. Il Concorso Nazionale di Esecuzione Clavicembalistica fu fondato da Paola Bernardi nel 1985, anno europeo della musica. Era unico in Italia e dedicato a giovani diplomati in clavicembalo. Luigi Ferdinando Tagliavini, è stato il Presidente di Giuria fin dalla prima edizione. Il concorso nazionale è stato poi trasformato in Concorso Europeo nel 2001, in omaggio all’Unione Europea e fu intitolato a Paola Bernardi. Ora è giunto alla 12ma edizione, terza europea. Concorrenti stranieri arrivano da molte parti del continente; in queste occasioni anche gli stranieri ci offrono esecuzioni di gran pregio, oltre a darci il piacere di ascoltare scuole diverse. I concorrenti italiani hanno raggiunto un livello eccellente ponendosi spesso fra i classificati. Continuando nello spirito di diffusione della cultura clavicembalistica cui ho accennato, nella prova finale dei nostri concorsi è richiesta fin dal 1985 l’esecuzione di un brano di musica contemporanea per cembalo. Anche l’attività editoriale è iniziata nel 1985 per iniziativa di Paola Bernardi quando una sovvenzione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l’Editoria  ha aperto una nuova possibilità di diffusione delle nostre iniziative. Grazie a questo contributo, siamo in grado di pubblicare composizioni inedite tratte dal ricco patrimonio delle biblioteche italiane, ma anche da fondi di biblioteche straniere. A tutt’oggi abbiamo pubblicato 22 volumi, e ne stiamo preparando altri. Infine vorrei accennare all’impegno dell’ACB per la modifica delle norme di accesso al corso di cembalo nei Conservatori, fino a pochi anni fa condizionato al conseguimento del diploma di pianoforte o organo. Negli anni ‘80, con la presenza di tutti gli insegnanti italiani di clavicembalo, l’ACB ha organizzato riunioni durante le quali venivano espresse ed illustrate varie proposte per un possibile cambiamento. Soltanto recentemente, con la riforma dei Conservatori in base alla legge 508 del 1999 molte cose sono cambiate. Lasciamo agli insegnanti più giovani la possibilità di vederne i risultati.

Da parte nostra, come indicato nello statuto, continueremo a lavorare “alla salvaguardia e alla diffusione della cultura clavicembalistica”.


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Nata nel 1973 dalla scuola di clavicembalo fondata da Paola Bernardi presso il Conservatorio "G.B. Martini" di Bologna, ha lo scopo di diffondere la musica clavicembalistica, organizzando concerti e seminari anche fuori dei confini nazionali.

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